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La Storia del Mondiale PDF Stampa E-mail

Dal 1845 ai giorni nostri

INTRODUZIONE:

La sua immagine, almeno qui da noi, in Italia, è quella del fango, dove uomini corpacciuti, resi quasi irriconoscibili dalla muta nerastra che li avvolge come un sudario, si danno battaglia contendendosi un pallone ovale, vischioso e imprendibile, che nessuno da fuori riesce a vedere.
Eppure questo sport vanta remote origini nobili, perché nato in uno dei più aristocratici college inglesi, quello di Rugby appunto, che gli ha dato il nome, quando il giovane studente William Ellis, durante una partita di calcio disputata nel 1845, decise all'improvviso di afferrare il pallone con le mani (allora era ancora rotondo, ovviamente) e di partire come un razzo verso l'opposta linea di fondo.
Ed è anche spettacolo! Ma soprattutto è disciplina dura e virile, che richiede doti di coraggio, generosità, abnegazione, altruismo e sacrificio, oltre a qualità fisiche notevoli.
E' un gioco tipicamente collettivo, anzi, è sicuramente lo sport dove il collettivo si impone sul personaggio singolo e dove ciascuno dei quindici componenti di una squadra interpreta il suo ruolo, la sua funzione come giocasse su una scacchiera e fosse mosso da fili invisibili che ne reggono e condizionano ogni suo movimento, teso al risultato finale di portare il pallone alla fatidica meta, oltre la linea di fondo.
Infatti è anche oggi, a onta della falsa immagine che in Italia lo relega generalmente fra gli sport brutali, disciplina per gente eletta, cioè di grande acume e raziocinio.
Nei Paesi dove è più diffuso, è praticato (tranne poche eccezioni) da gente di classe elevata, cioè da chi studia nei college, nelle Università nei club o circoli sportivi. Ciò non vuol significare che sia meno spettacolare del calcio (sport invece di matrice essenzialmente popolare), ma semplicemente che è sport completamente diverso dal calcio e perciò di meno facile comprensione per il grande pubblico.
Ma dove è principalmente sviluppato il rugby? Nei Paesi di lingua inglese, è ovvio, dato che da lì è partito e lì conserva le sue più antiche tradizioni. Al vertice oggi c'è la Nuova Zelanda, con i suoi formidabili Ali Blacks espressione di uno sport che in quel Paese è considerato una religione, e viene giocato fin dalle elementari. Fortissima la penetrazione del rugby anche in Australia, dove la sua nazionale è popolarissima. Praticato quasi esclusivamente dai bianchi di una certa classe (ma esistono già parecchie squadre di neri e da qualche anno qualche "coloured" è entrato pure in nazionale) è il rugby in Sud Africa.

Pure abbastanza praticato in Canada e Stati Uniti, ma sol tanto a livello universitario. Poi in Europa, dove il suo fulcro è nelle isole britanniche e in Francia, che appunto danno vita al torneo più famoso dei mondo, definito delle "Cinque Nazioni" (Inghilterra, Irlanda, Galles, Scozia e Francia). Ma dall'anno 2000 finalmente è entrata a far parte di questa elite anche la nazionale italiana, per gentile concessione dell'International Board e in virtù della crescita complessiva del movimento rugbystico italiano. Dunque il torneo delle "Sei Nazioni".
Il torneo, che si disputa ogni anno da gennaio a marzo, richiama decine di migliaia spettatori nei sei stadi famosissimi dove si gioca. Cioè il Parco dei Principi a Parigi; Twickenham, il tempio sacro dei rugby a Londra; l'Arm's Park di Cardiff; Murrayfield di Edimburgo (che detiene il record di pubblico europeo con 102 mila spettatori); Larisdowne Road a Dublino, ed infine lo stadio Flaminio a Roma. Stadi molto capienti, sull'ordine dei 70-80 mila posti (ma il più grande del mondo è l'Ellis Park di Johannesburg, che ne contiene 145 mila!) per accogliere folle di appassionati, in gran parte composte da chi ha giocato e conosce perfettamente il rugby. Prati verdi, perfetti, ben tenuti, soffici, senza buche, costituiscono il teatro per il grande Rugby.

LA STORIA:

Da 176 anni gli uomini se le danno con la scusa del rugby. Un gioco bestiale per soli gentlemen, inventato dagli inglesi e dominato dai paesi dell'emisfero australe (come dimostra la recentissima vittoria degli australiani nella Coppa del Mondo 1999). Ma andiamo alle origini dello sport più amato del mondo anglosassone.
Il rugby, come già accennato, è nato quasi per caso. Nel 1823 un certo William Ellis, uno studente del College di Rugby, cittadina dell'Inghilterra, stava partecipando ad una partita di calcio interclasse. A quel tempo le regole permettevano l'avanzamento della palla solo calciandola, escludendo l'uso delle mani. Ellis, mortificato dal fatto di non saper calciare questa palla piuttosto riottosa, la prese proprio con le mani e la portò a fine campo. Naturalmente il suo capitano si scusò per questo strappo all'etichetta con gli altri giocatori, ma senza motivo: questi ultimi compresero che calciare o correre con la palla poteva aggiungere pepe alla competizione.
Fino all'"eretica" corsa di Ellis, il College di Rugby non aveva mai deviato dalla "retta via" del calcio. Comunque, quando la cosa venne discussa, si cominciò ad usare la locuzione "così giocano a Rugby", finalmente cambiata in seguito con "il gioco del Rugby". Fu deciso di sperimentarlo e fu deciso altresì di introdurre la regola per la quale un giocatore potesse correre con la palla tra le mani se l'avesse presa al volo o al primo rimbalzo. I giocatori che provarono il neonato sport lo apprezzarono subito.
Nel 1841 il Rugby College adottò ufficialmente il gioco omonimo. Durante i successivi anni moltissime altre scuole si fecero contagiare da questa febbre, fino a che fu necessario organizzare un incontro per standardizzare e modernizzare le regole. Fu anche in questo periodo che molte federazioni nazionali presero forma.
Nella terra del rugby per eccellenza, la Nuova Zelanda, il rugby venne introdotto nel 1870, ma già 18 anni dopo i maori erano pronti alla prima strepitosa tournée nelle isole anglossassoni: 33 vittorie su altrettanti incontri.
La prima sfida ufficiale tra due nazionali risale al 1879: Scozia e Inghilterra si sfidano per la Calcutta Cup, un trofeo ideato da un gruppo di studenti di Rugby che avevano fondato un club a Calcutta, appunto. La squadra vincitrice custodiva il trofeo per un anno, fino al successivo incontro. Nel 1897, però, gli scozzesi, sconfitti, confessarono di non averlo portato dietro: erano sicuri di vincere. Da allora la coppa è conservata a Londra, in una gioielleria della City.
Perchè uno sport così diffuso nel mondo anglosassone non è alle olimpiadi? Per un paradosso (dal mio punto di vista): la popolarità negli Stati Uniti. Qui lo sport venne introdotto nel 1850 e, sebbene stentasse a prendere piede, nelle Olimpiadi del 1920 e del 1924 furono proprio gli USA a vincere la medaglia d'oro. Ma adesso avviene il fattaccio: data la sua scarsa popolarità tra gli americani questa disciplina fu tolta dal novero delle Olimpiadi, dimenticando che gli statunitensi non c'entravano una mazza con la diffusione mondiale di uno sport nato in Inghilterra... ma già allora gli USA dettavano legge, e così fu.
Una rivincita, seppure MOLTO tardiva, il rugby se la prese quando FINALMENTE fu istituita la Coppa del Mondo, nel 1987. In effetti il rugby è stato l'ultimo degli sport di massa ad istituire un proprio campionato del mondo, principalmente perché l'IRB (International Rugby Board) temeva che facendo una cosa simile prima o poi si sarebbe arrivati al rugby professionistico (come in effetti è successo in tutto il mondo nel 1995, a parte una felice eccezione: l'Argentina). Addirittura nel 1958 L'IRB emetteva una risoluzione nella quale si vietava espressamente qualsiasi tipo di torneo internazionale sulla falsa riga di una Coppa del Mondo.
Ma al principio degli anni 80 le pressioni da parte neozelandese ed australiana per organizzare la Coppa del Mondo si fecero sempre più intense. Con l'esclusione del Sud Africa dal panorama mondiale del rugby per via dell'apartheid, in particolare la Nuova Zelanda era avida di una competizione "seria" (forse erano troppo stanchi di vincere sempre...!).
L'IRB accettò la proposta fatta dalle due suddette nazioni e stabilì che nel 1987 si sarebbe tenuta la prima Coppa del Mondo. Furono altresì invitate 14 nazionali a prendervi parte. La competizione appena nata ebbe comunque un grande successo da subito, sebbene più piccolo di quello del 1995. Il dato più significativo della Prima edizione furono i 600 milioni di telespettatori complessivi. Anche i pubblicitari cominciarono ben presto ad amarla, dato che in molte nazioni, ma in particolare Regno Unito, Francia e Australia il rugby era lo sport della middle classe. Il mercato era enorme e molto ricco, quindi i piani per la Seconda Coppa del Mondo, da tenersi nel 1991 nel Regno Unito, Irlanda e Francia furono studiati fin da subito.
Anche stavolta fu bissato il successo della precedente edizione, con un numero ancora più alto di spettatori. Oramai il rugby era battuto per popolarità solo dalle Olimpiadi, dalla Coppa del Mondo di calcio e dal campionato asiatico, sempre di calcio.
La palla ovale continuò a rotolare fino al 1995, quando l'IRB prese la coraggiosa decisione di far organizzare la Terza Coppa del Mondo al Sud Africa, solo da 3 anni ammesso alle competizioni internazionali. Sebbene si sia lamentato l'alto tasso di criminalità, fu un altro enorme successo: profitto lordo di 250 milioni di sterline e un'audience totale di 2,5 miliardi di telespettatori.
Poi è storia recente.

 
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