
Il primo Mondiale mediatico per eccellenza. In Italia c'è fervore per un gruppo che ha saputo vincere e convincere nel Sei Nazioni e che ora è atteso ad uno storico passaggio dei quarti. Le aspettative però sono tradite, così come quelle dei Kiwi neozelandesi che ancora una volta partono come favoriti. Si arrendono ai quarti contro i padroni di casa, anche loro deludenti e superati per ben due volte (girone e finalina) dalla sorprendente Argentina. Le squadre del vecchio continente soffrono e si pensa già ad una finale giocata tutta nell'emisfero sud, se non fosse per il colpo di coda dell'Inghilterra che, dopo essere stata umiliata dal Sudafrica nelle partite della Poule A (0 a 36) si rifà nelle partite ad eliminazione diretta battendo l'Australia e poi la Francia di Chabal. Gli Springboks sembrano essere superiori ai sudditi della Regina ma la finale è tutta tattica e viene giocata ai calci. Due su due per l'Inghilterra, cinque su sei per il Sudafrica che vince e porta a casa la Coppa.
Foto: John Smit innalza al cielo di Parigi la seconda Coppa del Mondo degli Springboks.
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Inghilterra doveva essere, ed Inghilterra è stata. La "DAD'S AMRY", come era stata ironicamente soprannominata la spedizione anglosassone per via dell'età media del gruppo, riesce finalmente a portare la Webb Ellis Cup nell'emisfero boreale. Ci riesce principalmente grazie a tre uomini: il capitano Johnson, il fenomeno Wilkinson e l'allenatore Woodward. Anche in questa edizione non sono mancate le sorprese. Ancora una volta protagonista in negativo, la squadra neozelandese, partita con il favore del pronostico e fermata in semifinale da un'Australia indomita. Lo sport è ormai globale e professionistico: le squadre dispongono di veri e propri team di allenatori, fisioterapisti, medici. Non si lascia più nulla al caso. Vince la squadra meglio organizzata, ma soprattutto vince un uomo, Johnny WIlkinson, che riesce a concretizzare alla perfezione la mole di gioco della mischia inglese. Emblematico il drop vincente, scagliato all'ultimo assalto di una partita vissuta al cardiopalmo, contro un'Australia all'altezza della sfida.
Foto: La Web Ellis Cup viene consegnata nelle mani di Martin Johnson. La finale contro l'Australia era terminata sul 20 a 17
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Si torna nell'emisfero nord per questa edizione del Mondiale. Ancora una volta gli All Blacks si presentano come la squadra da battere: Lomu, Cullen, Wilson, Randell, sono solo alcune delle tante stelle dei neozelandesi. Sembra un'edizione segnata per quanto riguarda il risultato finale. Invece il rugby si dimostra ancora una volta uno sport atipico: la Francia infatti, in quella che è stata poi universalmente giudicata come la più bella partita della storia dei mondiali, riesce in un Twickenham attonito a rimontare e vincere un match letteralmente incredibile. I Galletti approdano ancora una volta alla finale. Devono però arrendersi alla maggior concretezza e freschezza dell'Australia, guidata dall'immenso talento e dal carisma di John Eales, che, con la collaborazione di giocatori come Horan, Little, Gregan, Larkham, riesce a guidare alla seconda vittoria i canguri.
Foto: John Eales innalza al cielo del Millennium Stadium di Cardiff la Web Ellis Cup. La finale aveva visto la Francia soccombere ai Walabies 35 a 12.
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Il Mondiale del 1995 si svolge in Sudafrica. La nazione arcobaleno si è appena lasciata alle spalle la nera pagina dell'apartheid. L'icona nazionale, quel Nelson Mandela tenuto per molti lunghi anni prigioniero per le sue idee politiche, è divenuto il Presidente di una nazione che guarda al futuro con fiducia. Questa edizione dei Mondiali si può considerare come lo spartiacque che divide il rugby amatoriale da quello professionistico. Sono arrivati i soldi, o meglio, ora si possono pagare i giocatori anche ufficialmente. E soprattutto è arrivato Jonah Lomu, la gigantesca ala degli AllBlacks che con i suoi 120kg di muscoli segna l'inizio del "kilorugby". Abbatte da solo l'Inghilterra in semifinale, con 4 mete che sanno di umiliazione e che fanno dire al capitano Carling: "Lomu è un mostro". Viene addirittura posta una "taglia" sul suo capo, una società decide di mettere in palio un premio per chiunque riesca a placcarlo. Ci riesce, in una finale indimenticabile, il Sudafrica, che con un drop di Stransky al secondo tempo supplementare si porta a casa la Coppa. Consegnata in un momento leggendario per tutto lo sport mondiale da Mandela a Pienaar: due uomini, un bianco e un nero, divisi dalla storia, ma accomunati dalla stessa maglia, la numero 6. E' un'immagine passata alla storia.
Foto: Francois Pienaar e la coppa. Il Sudafrica aveva battuto, in un "derby dell'emisfero sud" la Nuova Zelanda per 15 a 12.
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La seconda edizione dei Mondiali si svolge là dove il rugby è nato, in Inghilterra. La squadra di casa ha legittime aspirazioni al titolo: capitanata da Will Carling, annovera tra le sue file giocatori del calibro di Jeremy Guscott, Rob Andrew, i fratelli Underwood. Il XV della Rosa sconfigge in semifinale gli eterni rivali scozzesi, e si presentano fiduciosi e carichi alla partita decisiva. Dove incontrano l'Australia di Lynagh e Campese, che ha battuto i neozelandesi con una magia del duo Campese-Horan. In finale, l'Inghilterra rinuncia misteriosamente al suo tradizionale gioco basato sul possesso e sull'occupazione, optando per una tattica che privilegia il gioco dei tre quarti. L'Australia si mostra più cinica, ed alla fine è il capitano dei Wallabies, Nick Farr Jones, ad alzare la Webb Ellis cup.
Foto: Nick Farr Jones dei Wallabies leva al cielo la coppa del mondo. Il risultato della Finale vedeva vincere l'Australia sui padroni di casa per 12 a 6.
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Il primo mondiale della storia del rugby si gioca nel 1987. Nazioni ospitanti, Australia e Nuova Zelanda. E' ancora un rugby "alla pane e salame": giocatori non professionisti (alcuni devono addirittura rinunciare alla trasferta per motivi di lavoro), dalla corpotatua normale, che non disdegnano una birra coi tifosi dopo la partita. Atmosfera gioiosa e rilassata, di festa paesana. Non mancano le partite spettacolari, su tutte la semifinale Australia-Francia, vinta dai galletti con una meta di Blanco allo scadere. Galletti che devono però arrendersi, in finale, allo strapotere degli AllBlacks padroni di casa: una squadra fortissima, infarcita di fuoriclasse, come le ali Kirwan (autore di una spettacolare meta coast to coast contro l'Italia) e Green, il tallonatore Fitzpatrick, e soprattutto la terza linea Michael Jones, un giocatore che rivoluziona il suo ruolo e il concetto stesso di sostegno.
Foto: Il capitano della Nuova Zelanda, David Kirk, riceve la prima Web Ellis Cup della Storia. Gli All Blacks battono in finale la Francia per 29 a 9.
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